Le tecniche di scultura

Il mestiere dello scultore è assai complesso e richiede una grande preparazione e decisione non solo fisica. La prima fase riguarda la scelta del blocco che non può essere demandata ad altri, si va in cava e, una volta individuato quello che più si addice alle nostre aspettative, per prima cosa lo si bagna, per pulirlo dalla polvere e dal fango indurito, questa operazione è fondamentale per far emergere i cosiddetti “peli della pietra” ovvero fratture sottilissime (tali da sembrare peli ) che potrebbero trovarsi sulla superficie del blocco. Una volta individuate, le parti interessate vanno rimosse con lo scapezzatore (particolare scalpello dal taglio largo e spesso). Se il blocco privo delle parti appena rimosse, fa ancora al caso nostro, bisogna “farlo suonare” ovvero con un grosso martello, lo si percuote. Se il suono che scaturirà non sarà sordo, il blocco è pronto per essere scolpito. Una volta tracciate sulla pietra le prime linee guida, si procede con la sbozzatura, ovvero con la rimozione di parti più o meno grossolane che siamo sicuri non servano.

Oggi questa fase è abbastanza veloce a prescindere della durezza della pietra grazie all’invenzione dei dischi diamantati. Un tempo invece ci si avvicinava ai volumi dell’opera, con l’ausilio di scalpelli a punta e con un grosso sforzo fisico. Sostanzialmente, dall’antichità ad oggi, gli scalpelli usati nella scultura, non sono cambiati di molto; se mai quello che è cambiato è il metallo. I primi erano di bronzo e rame assai inefficaci su pietre dure, per questo usati spesso ad angolo retto rispetto al blocco producendo superfici “ a buccia d’arancia” con fori più o meno profondi. Successivamente, con la scoperta del ferro, le possibilità di lavorazione aumentarono.

Oggi si producono molti tipi di utensili con ottime leghe metalliche, con la parte finale in vidia: lega molto dura capace di attaccare anche pietre durissime.
I modelli principali sono tre, menzionati per ordine di utilizzo secondo il procedimento tradizionale.

  • Punta: (oggi confusa spesso con la subbia) può essere usata ad angolo retto per produrre una superficie scabra intaccando poco la pietra. Producendo invece un angolo di 45 gradi avremmo la possibilità di essere più efficaci. Grazie a Michelangelo tale strumento è stato profondamente rivalutato; egli, non lo considerò solo uno strumento da sbozzo infatti, praticò spesso dei solchi più o meno profondi che correvano paralleli tra di loro e che caratterizzeranno soprattutto il periodo del “non finito”.
  • Gradina: scalpello più o meno largo con un certo numero di denti appuntiti o piatti. Tale utensile viene utilizzato per definire meglio i volumi ancora molto grezzi. Cancella i segni della subbia lasciando dietro di se una scia di linee parallele più o meno fini tante quante sono i denti. Con la gradina si può cominciare a definire in maniera più nidiata gli spigoli dei volumi. Fu l’attrezzo per eccellenza di Michelangelo che lo usò come una matita; producendo un gioco di luce-ombra dato dall’utilizzo incrociato dello scalpello. Il risultato consisteva in una serie di “linee chiarificatrici” che permettevano la massima comprensione dei volumi, ma soprattutto garantiva l’infusione del respiro vitale alle sue figure “non finite”.
  • Scalpello liscio: in antichità era impiegato anche nella fase di sbozzatura permettendo di rimuovere più materia con meno sforzo. In un utilizzo più accademico invece, potrebbe essere usato per cancellare le linee della gradina qual’ora si volesse ottenere una superficie liscia. Può inoltre essere impiegato per ottenere ancora maggiore nitidezza degli spigoli.
  • Bocciarda: in antichità era un martello piatto da ambedue i lati su cui si trovavano allineati dei prismi triangolari. Oggi, nella variante moderna è uno scalpello con la parte finale cilindrica che ospita gli stessi prismi. L’utilizzo, permette di avere una superficie a “buccia d’arancia” molto più uniforme rispetto a quella ottenuta con la punta impiegata ad angolo retto.

Oggi, grazie all’ausilio della tecnica, sono molte le varianti di questi attrezzi, si possono avere scalpelli piatti con angoli smussati, a spigolo vivo, a unico o doppio taglio e cosi via.

Procedendo nella realizzazione della nostra scultura, siamo giunti al punto in cui devono essere “tirate le superfici”; ovvero, grazie all’ausilio di raspe e lime si procede a rendere le superfici della pietra uniformi e omogenee. Così facendo, si preparerà la scultura, oramai in uno stato avanzato, alla eventuale politura e lucidatura ( se si tratta di marmo o pietre dure).
Tali procedimenti in passato richiedevano un grande lavoro meccanico perché praticati con l’impiego di sabbie fregate a lungo sulle superfici della pietra. Oggi invece esistono le carte abrasive di varie grane da dividere in due categorie: a secco, impiegate in una prima fase, ad acqua (se stiamo usando marmi o pietre dure) in una seconda. Si giungerà quindi alla lucidatura che può essere facilitata da alcune polveri chimiche innocue che, per sfregamento, “cristallizzano” la superficie del marmo.

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