Dalla “Statua” alla “Scultura”

Per  i non addetti ai lavori la parola statua e la parola scultura sono spesso una sinonimo dell’altra; quest’idea era maggiormente diffusa nel passato, probabilmente il motivo è da ricercare nella definizione stessa della parola.

Per statua si intende qualcosa che sta ferma, che sta dritta in piedi; deriva da status, participio passato di stare che significa essere fermo, in piedi.  Con tale termine si indicava una figura intera e di rilievo poggiante su un basamento che può rappresentare una divinità, un uomo, una donna, o un animale; mentre col la parola “statuario” si intendeva chi realizzava statue. E’ evidente che data la postura delle figure scolpite fino a poco dopo il medioevo, tale definizione era esatta e soddisfacente rispetto ai manufatti in pietra o legno prodotti nei vari cantieri fino a quel periodo.

Se dai cantieri ci spostiamo nello studio di Michelangelo Buonarroti ci rendiamo subito conto che la parola statua è già obsoleta; è vero pure che nel frattempo, grazie a Brunelleschi  che rifiutò di pagare i tributi alla sua corporazione ovvero quella dell’Arte dei mestieri di pietra e legnami che  comprendeva i lavoratori edili, gli architetti i tagliapietre, i muratori e gli scultori, si andava affermando tra gli artisti la convinzione di non essere più solo artigiani, oramai le loro conoscenze erano allargate all’anatomia, all’ottica alla matematica alla poesia e letteratura.

Di queste nuove rivendicazioni godettero anche gli scultori anche se per ultimi, infatti, è opportuno ricordare che la scultura, fu l’ultima ad entrare a far parte delle arti liberali, ovvero quelle arti che ogni gentiluomo libero doveva conoscere. Si intuisce che il freno all’emancipazione dello scultore era la fase manuale necessaria alla realizzazione dell’opera; il contatto tra le mani e la materia grezza, la polvere e la fatica fisica oscuravano, agli occhi dei gentiluomini del tempo, la componente intellettiva, responsabile dell’unicità dell’opera scultorea. Sarà proprio il carattere “unico” dell’opera a fare uscire per sempre gli scultori dalle botteghe fino a permettergli addirittura di occuparsi solo della progettazione della propria scultura. Ma questa è un’altra storia.

Come abbiamo appurato e come già affermava Leonardo Da vinci, l’arte è soprattutto cosa mentale. E’ questo il fulcro su cui ruotano i principi della mia scuola di scultura. Non è la materia a fare l’opera, bensì l’equilibrio perfetto tra intenzione comunicativa, forma e materia; non è il “marmo” che fa lo scultore ma esattamente il contrario!

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