Breve storia della scultura

Le tracce della scultura si perdono nella notte dei tempi, la sua storia è legata alla materia che dipende dal luogo e dal tempo in cui si è operato. Le materia che più sono state usate sono la pietra e il legno anche se in alcuni luoghi come l’Africa la Grecia la Cina e Roma si aggiungerà il bronzo.

L’uso delle due materie dipenderà molto dalla posizione geografica, ad esempio la scultura del legno fu quasi sempre prerogativa di paesi come Francia e Germania, mentre le zone del mediterraneo, dove era facile trovare pietre arenarie, porfidi, marmi e graniti ha prediletto la materia lapidea. I primi esempi di artigianato si possono riconoscere nella pietra silicea intagliata a mo di suppellettile, è certo che l’evoluzione della tecnica della scultura è stata lentissima e molti procedimenti furono estremamente faticosi. Ad esempio, per la politura la rifinitura e la lucidatura venivano impiegate delle sabbie sfregate con forza sugli spigoli del manufatto.
Successivamente vennero inventati utensili di rame e bronzo e più tardi di ferro. Solo allora la pietra poté essere meglio lavorata. Ciò avvenne all’incirca 6000 anni fa agli albori della civiltà egizia e babilonese. Nell’attuale Europa, i greci furono i depositari di tali conoscenze e dopo di essi i romani e gli italiani. Fu quindi nel mediterraneo che si sviluppò il concetto di intaglio della pietra come massima aspirazione della scultura. Successivamente tale concetto fu trasmesso in tutta Europa fino ad essere valido ancora oggi.

Il mestiere di scultore, richiedeva una lunga gavetta di bottega, per questo risentirà a lungo della sua manualità e meccanicità tanto da non essere considerata un arte fino all’avvento di Michelangelo. Quando ancora giovanissimo, Michelangelo dirà a suo padre di voler fare lo scultore, lui ne fu contrariato e gli rispose fermamente che non permetterà a suo figlio di diventare un tagliapietre. Per fortuna, grazie all’intercedere di Lorenzo il Magnifico, la storia andrà diversamente. Questo aneddoto però ci fa comprendere come all’epoca non vi fosse ancora differenza tra architetto, muratore o scultore. Il termine sculptor nel senso di artista che opera in tre dimensioni, era quasi sconosciuto; fino al medioevo il termine latino artifex (che può tradursi sia come artista che come scultore) e il termine operarius (che significa operaio), erano usati indistintamente.

I fatti cambieranno profondamente con l’avvento del Rinascimento, considerata l’alba dell’era moderna, il centro di questo cambiamento fu Firenze entro la quale operava già una ristretta cerchia di artisti che sperimentava il risveglio delle arti. Leon Battista Alberti, fu il primo ad intuire che alle capacità tecniche dell’artista, bisognava affiancare un fondamento teorico; solo cosi le arti visive sarebbero state ammesse definitivamente alla cerchia della arti liberali e, soltanto in questa maniera gli artisti, avrebbero raggiunto lo stesso rango dei letterati, poeti e studiosi della geometria. A riguardo, esistono numerosi trattati scritti sia dall’Alberti che da Leonardo che insegnano metodi scientifici di misurazione di un modello umano e conseguente suo trasferimento nella materia. Tali metodi, si avvicineranno moltissimo al principio di funzionamento delle moderne macchine a pantografo, il che, già all’epoca, fece sorgere il dubbio che non si stesse tornando indietro, ovvero ad una nuova meccanizzazione del processo creativo.

La nuova figura di artista scienziato, contribuì alla nascita fiorente di sempre più grandi botteghe pronte ad affrontare opere molto ambiziose. Gian Lorenzo Bernini nato nel 1598 oltre che ad inaugurare la nuova tipologia di bottega fu un scultore che apporterà molte innovazioni spesso in contrasto diretto con la concezione michelangiolesca. Ad esempio, rifiutava la limitazione del blocco nella realizzazione dell’opera introducendo quindi l’utilizzo di più pezzi di marmo nella stessa scultura (San Longino). Ancora riuscì a rendere plasmabile il marmo come fosse cera tanto da annullarne completamente il carattere, infatti nella sua opera non v’è traccia di quel rapporto antiquato di venerazione della materia caratteristica invece di Michelangelo. Progettò le sue sculture in modo che avessero un punto di vista privilegiato dal quale si entrava a far parte in maniera attiva di quell’attimo culminante del gesto vitale (David). In molti suo progetti Bernini si avvarrà di collaboratori molto preparati e il suo intervento si limiterà agli schizzi preparatori e alla realizzazione di piccoli bozzetti, ciò nonostante il carattere berniniano emergerà comunque forte. Nasce così la figura dell’artista-imprenditore che si occuperà molto più delle fasi preparatorie che della realizzazione vera e propria della scultura.

Su questa nuova tipologia d’artista si innesterà l’opera di Canova, nato a Possagno nel 1757, già nel 1774 era a capo di un proprio studio a Venezia dove aveva parecchi dipendenti a riprova dei grandi incarichi che gli erano affidati. Lo scultore si impegnava solo nella realizzazione dei bozzetti in cera che successivamente realizzava a grandezza naturale, in creta; il trasferimento sul marmo era affidato ad assistenti qualificati. Interverrà di nuovo, per dare il tocco del maestro quando l’esecuzione sarà in uno stato avanzato. Come gia sappiamo tutto ciò era impensabile per Michelangelo che nonostante la mole delle sue opere, preferiva comunque terminarle in uno stato di solitudine totale.

Proseguendo in questo breve riassunto della storia della scultura giungiamo agli inizi dell’800 che, quasi fino alla sua seconda metà, rimarrà abbastanza sterile, caratterizzato soprattutto da monumenti commemorativi disseminati in tutte le città europee. Tuttavia con la nascita di August Rodin (1840-1917), erede diretto di Michelangelo, anche questo secolo assisterà a profonde innovazioni artistiche. Rodin era un modellatore prima che scultore, anche lui usava i metodi meccanici di trasferimento spesso criticati, ma non per questo non fu un rivoluzionario dell’arte. Nel suo studio, i modelli non posavano nella maniera classica, ma si aggiravano nudi fino a quando il maestro non avrebbe colto quell’atteggiamento vitale del modello che avrebbe caratterizzato l’opera. Il risultato fu eccezionale: cadeva il concetto di punto di vista privilegiato; l’osservatore, un tempo statico, era costretto a muoversi intorno alla scultura perché essa si irradiava verso l’esterno da tutte le direzioni (Il bacio). Con i suoi studi Rodin influenzerà tutti gli scultori del XX° secolo, tra i maggiori ricordiamo Costantin Brancusi ed Henry Moore. Il primo ebbe con Rodin un rapporto contrastato, ma in seguito affermerà che il suo lavoro sarebbe stato impossibile senza Rodin. Era di costui infatti la scoperta che la “parte” può rappresentare il “tutto”, concetto assai usato da Brancusi. Rodin scolpiva figure volutamente parziali che diventavano l’opera finita, Molto diverse dal “non finito” di Michelangelo, che ci offriva invece figure semplicemente non terminate.

I motivi di contrasto tra la nuova generazione e Rodin erano legati al fatto che il maestro fosse più un modellatore che uno scultore mentre, nel XX sec. ritorna di moda l’intaglio diretto come unica soluzione alla crisi della scultura, tuttavia, anche in questa pratica i nuovi scultori seguiranno gli insegnamenti di Rodin sulla “verità cubica” la quale, invitava, durante il lavoro, a concentrarsi sui volumi delle poche forme geometriche che racchiudono tutta la natura, e non ad un singolo piano di essa. Le nuove forme ottenute non furono quindi soltanto una risposta a un’ideologia classica esasperata, ma divennero una reinvenzione della dottrina di Rodin.

Il punto di rottura col passato si concretizzerà con Umberto Boccioni (1882-1916) artista futurista che nell’aprile del 1912 pubblicò il Manifesto della scultura futurista. La sua opera più famosa è sicuramente il bronzo chiamato Forme uniche nella continuità dello spazio, un vero e proprio inno al dinamismo; il suo motto era: basta col passato dalla Grecia a Rodin…. Spalanchiamo la figura e chiudiamo in essa l’ambiente. Da questo momento grande importanza sarà data al “vuoto” con l’abolizione della linea finita e della statua “chiusa” come dimostrano molte sue opere. Tali premesse saranno fondamentali per l’ultima grande conquista dell’arte: l’abbattimento della linea divisoria, finora nettissima, tra pittura e scultura. Sartre, condannerà fermamente la scultura di cui fin ora ci siamo occupati: “Le statue tradizionali vi gettano negli occhi la loro greve eternità. Ma l’eternità della pietra è sinonimo di inerzia; è un eterno ORA”.

Dalla “statua” alla “scultura”

Le tecniche di scultura

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